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Definizione di impresa. Approfondimenti.

Riferimenti normativi:

Codice Civile

Art. 2082 (Imprenditore)
È imprenditore chi esercita professionalmente una attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o di servizi.

Art. 2195. (Imprenditori soggetti a registrazione)
Sono soggetti all'obbligo dell'iscrizione, nel registro delle imprese gli imprenditori che esercitano:
1) un'attività industriale diretta alla produzione di beni o di servizi;
2) un'attività intermediaria nella circolazione dei beni;
3) un'attività di trasporto per terra, per acqua o per aria;
4) un'attività bancaria o assicurativa;
5) altre attività ausiliarie delle precedenti.
Le disposizioni della legge che fanno riferimento alle attività e alle imprese commerciali si applicano, se non risulta diversamente, a tutte le attività indicate in questo articolo e alle imprese che le esercitano.

Nozione di imprenditore

La nozione di imprenditore dettata dal Codice Civile all'art. 2082 deve essere letta in modo coordinato con la previsione relativa all'obbligo di iscrizione nel Registro delle Imprese di cui all'art. 2195.

Le due norme in quanto previsioni di carattere generale costante riferimento della normativa di dettaglio sono state, nel tempo, non solo oggetto di interventi ermeneutici compiuti dal legislatore ma sono anche state oggetto di nuove e sempre più evolutive interpretazioni proposte dalla dottrina, dalla giurisprudenza (domestica e comunitaria) ma soprattutto e più di recente dalla disciplina comunitaria (direttiva servizi 123/2006/CE recepita nell'ordinamento interno con norme e regolamenti attuativi).

Per ridefinire la figura dell'imprenditore e giungere ad una nozione d'impresa che contemperi quella delineata in ambito comunitario (e in particolare con la citata Direttiva Servizi 123/2006/CE recepita nell'ordinamento italiano con il d. lvo 59/2010 e suoi successivi decreti attuativi) con quella evolutasi nel tempo in ambito strettamente nazionale, è necessario esaminare gli elementi essenziali contenuti nell'art. 2082 e cioé:

  • attività
  • professionalità
  • economicità
  • organizzazione

Attraverso l'esame degli elementi di cui sopra si dovrà enucleare la "fattispecie" concreta che integri i requisiti dell'impresa e cioé individuare quelli che sono i presupposti di fatto in presenza dei quali trova applicazione la disciplina codicistica sull'impresa.

Questa indagine è necessaria in quanto ogni volta che il codice civile prevede un adempimento ovvero impone un obbligo qualsiasi per "l'imprenditore" ovviamente si riferisce a quel soggetto che in concreto integra la fattispecie di cui all'art. 2082.

Occorre, però, preliminarmente definire il quadro degli interessi protetti dalla norma di cui all'art. 2082 c.c.in quanto elemento fondamentale per consentire una corretta individuazione della fattispecie "impresa".

L'impresa è il fulcro del diritto commerciale che pone al centro del sistema come elemento da tutelare  "IL MERCATO" (a differenza del diritto privato che pone al centro il singolo, la sua volontà o il suo patrimonio da proteggere) garantendo la certezza dei rapporti di mercato.

La certezza dei rapporti di mercato la dà, ad esempio, il fatto che se un limite (ad esempio dei poteri di rappresenza) non è iscritto nel registro delle imprese non è opponibile ai terzi perché i terzi devono poter contare sulla certezza delle contrattazioni e sulla certezza dei rapporti giuridici.

Quindi l'interesse protetto dalla dalle norme del diritto commerciale e prima tra tutte quella di cui all'art. 2082 cc non è l'interesse del singolo e dell'integrità del suo patrimonio ma, al contrario, l'interesse di tutti coloroche circondano il soggetto (che svolge una attività d'impresa) e cioé tutta quella massa di creditori, fornitori, concorrenti, consumatori, lavoratori ecc..che hanno bisogno di certezze giuridiche che possono trovare nella pubblicità legale commerciale assicurata dal Registro delle Imprese.

Attività

Venendo ad esaminare gli elementi essenziali di cui all'art. 2082 cc sopra elencati l'attività è sicuramente l'elemento che più di altri si pone al centro del diritto commerciale infatti la dottrina più autorevole è assolutamente unanime nel affermare che essa è un FATTO GIURIDICO (non un negozio o un atto), è un insieme di negozi , atti e fatti con la conseguenza che rileva giuridicamente per il solo fatto di esistere.

In presenza dei presupposti di fatto che caratterizzano l'impresa ai sensi dell'art. 2082 cc abbiamo un impresa con la conseguenza che l'imprenditore è il centro di imputazione di quella attività.

Infatti quando una fattispecie si concretizza e cioè ricorrono i presupposti di una certa norma si producono gli effetti giuridici che ricadono nella sfera giuridica del loro centro d'imputazione, l'imprenditore.

La conseguenza pratica che autorevole e condivisa dottrina fa discendere dalle considerazioni di cui sopra è che soggetti come le ONLUS, le fondazioni, gli enti morali, le associazioni in genere o i mestieri di tutti i tipi anche quelli che comunemente vengono chiamati  <<ATIPICI>> , <<CONSULENTI>> o anche le <<PARTITE IVA>> nel momento in cui svolgono una attività che, in concreto, abbia i connotati di cui all'art. 2082 c.c. si ha un'impresa dal ché consegue che il relativo centro d'imputazione degli interessi è l'imprenditore.

E' anche importante precisare che l'art. 2082 si riferisce alla produzione e scambio di beni e servizi senza nessuna limitazione o discriminazione tra attività e attività, quindi qualunque tipo di attività è suscettibile di essere qualificata come attività d'impresa.

Siamo quindi di fronte ad un soggetto, che a prescindere sia dal nomen sia dalla forma giuridica, ha l'obbligo di iscriversi nel registro delle imprese (art. 7, comma 2, lettera a), n° 1) del d.p.r. n. 581/1995).

Ovviamente debbono comunque essere contestualmente presenti anche gli altri elementi essenziale di cui all'art. 2082 cc. che esaminiamo di seguito.

Professionalità

Il requisito della professionalità è integrato quando l'attività viene svolta in modo non saltuario, non accidentale, non occasionale ma in modo continuativo e ininterrotto. Nel caso di attività stagionali la continuità va riferita al periodo della stagionalità. Ciò non significa che l'attività deve essere l'occupazione esclusiva del soggetto che svolge.

La persona física, infatti, che svolge una attività d'impresa che non sia la sua occupazione principale o esclusiva ma che comunque presenti i requisiti dell'economicità e dell'organizzazione e sia caratterizzata dalla continuità nell'esercizio è imprenditore a tutti gli effetti.

La persona fisica che in modo non interrotto, non discontinuo e non occasionale svolge una attività viene percepito dall'esterno come imprenditore.

Economicità

La caratteristica dell'economicità è quella che fino a pochi anni fa è stata maggiormente discussa e diversamente interpretata dalla dottrina ma oramai l'ordinamento giuridico ha risolto la questione privilegiando la tesi dell'interpretazione dell'economicità basata sul <<METODO ECONOMICO>> a discapito della tesi che si basava sullo scopo di lucro.

Secondo la tesi dello scopo di lucro sarebbe attività d'impresa solo quella alla quale sia sottesa, quantomeno, una finalità di lucro oggettivo. E' oramai definitivamente chiaro che lo scopo di lucro non possa essere l'elemento qualificante l'impresa basti pensare alle previsioni normative in tema di impresa sociale, cooperative, consorzi con attività esterna, enti pubblici economici.

La tesi del metodo economico (tesi già da tempo largamente accolta dalla migliore dottrina) assume che è qualificabile come attività d'impresa quella svolta con un metodo (detto economico) che persegua una tendenziale copertura dei costi con i ricavi.

Organizzazione

La giurisprudenza, nell'analisi evolutiva compiuta negli ultimi anni, ha identificato nell'"organizzazione" il coordinamento e la predisposizione di tutti i fattori necessari allo svolgimento dell'attività.

La dottrina già da lungo tempo aveva affemato che può considerarsi attività d'impresa che integra anche l'elemento della organizzazione consistente nella attività svolta dal solo imprenditore.

La corete di Cassazione nel 2005 17 (Cass. 28 luglio 2005, n. 15790) afferma:

<<... Gli elementi identificativi dell'impresa commerciale, ai sensi dell'art. 2082 cod. civ., sono la professionalità e l'organizzazione, intese come svolgimento abituale e continuo dell'attività e sistematica aggregazione di mezzi materiali e immateriali, al di là della scarsezza dei beni predisposti, tanto più quando l'attività, come quella dell'agente di commercio, non necessiti di mezzi materiali e personali rilevanti»

Si può, pertanto, affermare che l'elemento organizzativo appare ridotto al minimo pur permanendo e qualificando dunque il soggetto in termini imprenditoriali.

La dottrina poi ha cercato di precisare ulteriormente il concetto di organizzazione e di stabilire, soprattutto, quale livello di organizzazione è essenziale al fine di acquistare la qualifica di imprenditore.

Si è così evidenziato, in primo luogo, che non è necessario che altre persone lavorino alle dipendenze dell’imprenditore. Può essere qualificato imprenditore, pertanto, anche chi non si avvale della collaborazione di altri soggetti e si limita ad utilizzare il proprio lavoro ed il proprio capitale; si pensi ad un esercizio commerciale gestito dal solo titolare.

Si è affermato, poi, che può essere qualificato imprenditore anche colui che non utilizza beni strumentali esteriormente percepibili (ad esempio locali, macchinari, mobili etc.).

data, 22/11/2012

Il Conservatore

Loreno Zandri

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