Camera di Commercio di Pesaro-Urbino
Tu sei qui: Home Chi siamo Novità 150 anni dell’Unità d'Italia
Azioni sul documento

150 anni dell’Unità d'Italia

Il Presidente interviene sui 150 anni dell’Unità italiana ed il ruolo storico dell’imprenditoria

Non ritengo fuori luogo osservare che al dibattito sui 150 anni dell’Unità italiana, cui hanno partecipato in questi giorni importanti interventi a livello nazionale e locale, sia mancata una riflessione più circostanziata sul ruolo propositivo dell’imprenditoria, cui si deve molta parte della spinta a favore del processo storico per l’unificazione del nostro Paese, per la sua tenuta democratica, per la crescita sociale ed economica in un contesto solidale. La nascente industria italiana necessitava di un mercato d’espansione e aveva capito che la suddivisione territoriale in Stati e Staterelli locali sarebbe stata un fattore limitante. A ogni frontiera una dogana e a ogni dogana una tassa sui prodotti.

Ci sono voluti oltre cento anni, ma alla fine quella spinta unitaria, che aveva tra i propri presupposti di modernizzare l’economia dell’intero Paese, ha creato le condizioni per trasformare alla radice la struttura portante anche della nostra provincia. Dalla fine degli anni Sessanta nel secolo scorso inizia a collocarsi tra le aree a reddito più alto del cosiddetto Nec: Nord-Est-Centro.

All’epoca delle guerre risorgimentali l’Italia era un Paese a preponderante economia agricola e l’industria un settore ancora limitato nella sua struttura e nella sua distribuzione territoriale, essendo concentrato soprattutto a Nord. Le acciaierie genovesi Ansaldo, per esempio, nascono nel 1853. Ma il primo vero balzo avviene tra la fine del XIX secolo e gli inizi del secolo successivo, durante la cosiddetta età giolittiana. Nel 1899 la Fiat, nel 1906 le acciaierie Falk, nel 1911 la Benelli a Pesaro (per “scendere” a casa nostra). Poco prima, nel 1872, la Pirelli. Nel 1884 la Piaggio e nel 1888 la Montecatini, poi Montedison, che ebbe importanti poli produttivi anche nella nostra città e nella nostra provincia.

L’ingresso nella modernità e lo sviluppo economico nella nostra provincia cominciano dunque nel XX secolo con alcuni insediamenti della grande industria, pur restando l’agricoltura il settore più forte fino alla metà degli anni Sessanta. Lo testimonia il volume sulla storia della Camera di commercio di Pesaro e Urbino, ristampato qualche anno fa. Fino al 1965, sostengono gli economisti dell’epoca, il “lento ed insufficiente processo di industrializzazione ritarda lo sviluppo economico provinciale”. Ancora nel decennio precedente si espatriava per cercare fortuna all’estero: 3.000 compaesani in Svizzera, 1.000 in Germania, 500 in Lussemburgo e 250 in Francia. Siamo però al crinale.

Dal 1961 al 1971 l’industria passa dal 34,1 per cento al 42,7 per cento del totale degli addetti, superando l’agricoltura, che flette dal 42,8 al 21,2 per cento. Nel decennio successivo è il terziario a caratterizzare lo sviluppo con il 47,1 per cento degli attivi nel 1981. Un mutamento così rapido e profondo da diventare modello di riferimento a livello nazionale.

Alcuni ritengono che la mezzadria, il modello economico caratterizzante la nostra provincia dall’epoca del Risorgimento al secolo successivo, abbia garantito pace sociale e al tempo stesso creato condizioni di immobilismo. Secondo altri, invece, proprio lo spirito semi-imprenditoriale del mezzadro e la sua abilità artigianale sono alla base della straordinaria generazione imprenditoriale degli anni Sessanta-Settanta, che ha avuto come levatrice di competenze tecniche la grande industria locale: Benelli e Montedison per fare due esempi.

Sorge così la generazione dell’impresa diffusa, che inizia a lavorare in uno scantinato e ben presto arriva a imporsi sui mercati mondiali grazie ai tanti sacrifici, alla tenacia, alla creatività e alla professionalità. La generazione che insieme con le associazioni di categoria e a leve di grandi lavoratori crea nuova occupazione, cancella l’immigrazione di massa dal nostro vocabolario, genera benessere collettivo e un circuito economico virtuoso: più ricchezza, maggiori consumi; maggiori consumi, più ricchezza e via di questo passo. Se oggi il nostro sistema sociale è fra i più progrediti e fra i più stabili al mondo, lo dobbiamo anche a quel seme di unità che una classe di imprenditori illuminati ha contribuito a piantare nel XIX secolo e che ha continuato a dare frutti per i decenni a seguire. L’industria come elemento di modernità e di progresso nelle fasi epocali della nostra storia, come appunto il Risorgimento o gli anni a cavallo della Prima Guerra Mondiale o successivi alla Seconda.

In questi ultimi anni stiamo vivendo una nuova fase epocale. Nuovi protagonisti si stanno imponendo sui mercati internazionali. Nuove esigenze di sviluppo si stanno affermando nelle coscienze individuali e nelle strategie sia delle imprese sia dei Paesi. Nuove opportunità possono e devono essere colte. La nostra impresa, le associazioni di categoria, i lavoratori dipendenti e i sindacati, tutto il sistema economico e istituzionale sapranno essere all’altezza del momento, come spinta alla modernità, al progresso dei diritti, al rilancio economico, al benessere collettivo e alla democrazia. I primi e ancor timidi segnali di una nuova primavera stanno già fiorendo nei principali dati economici e il lungo inverno della crisi sembra attenuare la sua presa.

Area riservata
Standard

Powered by Plone ®

Note legali

Note legali

Privacy

Camera di Commercio

Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura delle Marche - Sede di Pesaro e Urbino

C.so XI Settembre, 116 - 61121 Pesaro (PU)
Tel. 0721/3571;  Fax. 0721/31015
P. IVA 02789930423
PEC: cciaa@pec.marche.camcom.it